Il commercio degli innocenti
Ricordiamo tutti il primo impatto con il mondo hardcore. Ma la prima immagine, la prima in assoluto, la ricordiamo veramente? No, non riusciamo. E non riusciamo perchè è stata un trauma, e come ogni trauma è stato rimosso.
Questo video è molto esplicito in tal senso (e non soltanto). Queste due sorelle sono state costrette a guardare pornografia per imparare cosa fare ai loro futuri “clienti”. A 1′:14 si noti come si comportano…
La sorella più grande è totalmente assorbita dalla visione. Il suo sensorio è totalmente ed esclusivamente rapito dalle immagini pornografiche. Ormai è come ipnotizzata, al punto di non riuscire nemmeno ad accorgersi di quanto la sorellina più piccola stia cercando in lei un aggancio per sopravvivere.
E infatti si osservi bene la sorella più piccola. E’ costretta, sotto minacce, a osservare quelle immagini a tutti i costi. A tratti si espone ad esse. A tratti sono troppo violente per lei. Si ritira. Poi torna a guardare. Poi si ritira di nuovo.
Un trauma continuo.
In quel momento il cervello di quelle bambine sta cercando di proteggersi da un overload di sostanze secrete dagli stessi neuroni per far fronte a una situazione di allarme. Qualcosa percepito come una minaccia per la propria spravvivenza. Perchè non può che percepire così una bambina l’immagine di uomini che si avventano su un’altra bambina.
Si sente impotente. Schiacciata. Sente che quella bambina prova dolore. Osserva il suo sguardo, sente il suo dolore. E ha capito che la stessa cosa accadrà anche a lei. E’ costretta a osservare, ma a tratti non ci riesce proprio. E allora si ritira per un istante. Se non lo facesse crollerebbe a terra. Sta dando al suo cervello, che in quel momento sta come annegando in un mare di tossine autoprodotte, un minimo di respiro, come una persona che viene costretta a rimanere con la testa sotto l’acqua e a volte la si fa riemergere per darle un minimo di ossigeno. Ma soltanto il minimo indispensabile perchè non muoia.
E noi? Probabilmente, a differenza dei milioni di schiavi del mondo, non siamo stati costretti a fermarci davanti al video per “imparare” quello che avremmo dovuto fare.
Ma l’ansia l’abbiamo sentita. Quella forte costrizione allo stomaco. Quel senso di nausea. Quella percezione che era tutto sbagliato quello che stavamo vedendo, perchè sentivamo che quello non era amore vero e perchè eravamo… bambini.
Sotto la percezione di una minaccia, il cervello secerne sostanze che, a seconda della vulnerabilità genetica dell’individuo e della gravità della percezione dello stimolo, provocano un autentico danno neurologico. Nel cervello di quella bambina più piccola si stanno letteralmente spegnendo numerose sinapsi nella sua corteccia frontale, e contemporaneamente nell’amigdala e nell’ippocampo, sede della gestione delle tracce mnestiche collegate allo stimolo emotivo, si stanno formando tracce molto forti che influiranno per sempre nel suo comportamento. I suo carnefici stanno letteralmente “riprogammando” il cervello di quella bambina a vivere costantemente nella paura, paura che imparerà che potrà evitare soltanto obbedendo ciecamente ai suoi aguzzini. L’impatto emotivo della pornografia a quell’età lascia una ferita che rimarrà per sempre.
In un consumatore abituale, non costretto, consenziente, l’impatto iniziale con immagini hardcore provoca ugualmente una reazione di profondo disgusto, un senso di evitamento. Non è una novità sentire racconti di alcuni bambini, o adolescenti, che guardando in gruppo immagini hardcore notavano che alcuni di loro avevano bisogno di distogliere lo sguardo da quelle immagini. L’overload di sostanze neurosinaptiche era per loro insopportabile, e il cervello in quel caso ha bisogno di momenti di “respiro”; ma non termina qui. L’impatto emotivo con l’hardcore è talmente forte che dopo la prima visione nessuno riesce a fare a meno di pensarci per molti giorni a venire. Nel frattempo il trauma viene elaborato, il cervello si difende ” normalizzando” l’esperienza.
E’ già a quel punto che avviene l’inizio della dipendenza. Infatti, normalizzando il trauma, il cervello “ricorda” l’onda adrenalinica che aveva portato la visione di quelle immagini, ed è spinto a guardarle di nuovo, per riprovarla nuovamente. Impatto dopo impatto, la pornografia arpiona la mente, non si provano più emozioni spiacevoli perchè il cervello per “spegnere” l’ondata di sostanze dopaminergiche di allarme “allaga” sempre più i neuroni con dosi massicce di dopamina, che è l’ormone del piacere.
Ecco allora che si giunge al punto che da nauseanti e traumatizzanti quelle immagini sono divenute piacevoli e sempre più viene voglia di rivederle.
Ma il nostro cervello non è studiato per essere sottoposto a dosi così massicce di dopamina, e per difendersi dall’overload di questo neurotrasmettitore inizia a diminuirne la produzione.
Ecco instaurato il circuito per cui immagini inizialmente supereccitanti poi non fanno più effetto (spesso si pensa “Quel video non mi fa più niente”) e allora occorre passare ad altri film, altre immagini, altri tipi di pornografia sempre più spinta fino ad arrivare all’estremo: parliamo di sadomasochismo, zoofilia e infine pedofilia.
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